lunedì 22 gennaio 2018

Il naming T-Roc di Volkswagen: due appunti

Il mini SUV lanciato recentemente da Volkswagen ha preso il curioso nome di T-Roc. La T si riferisce ai precedenti SUV di successo della casa automobilistica, Touareg e Tiguan (la scaramanzia è spesso un fattore determinante quando si opta per un nome e stare in scia è spesso una scelta quasi obbligata all'interno dei processi decisionali di un'azienda). L'altra parte del nome, "Roc", rimanda chiaramente a "Rock", con l'elisione della "k" finale. La parte a destra del trattino si riferisce alla natura ibrida del veicolo, suggerendo un posizionamento di mercato tra i crossover e le cosiddette "hatchback" (berlina a due volumi). Solo un paio di considerazioni su questo nome: il trattino non è molto frequente nei naming, in passato ho anche sentito qualche esperto sconsigliarlo. Tuttavia in certi casi si rende necessario e prende il posto di uno spazio. Anche perché - e qui viene la seconda osservazione - se fosse letto tutto d'un fiato, questo nuovo naming di Volkswagen assomiglierebbe a un'inquietante onomatopea, non indicata per un concentrato di meccanica e elettronica. L'effetto onomatopea è quindi evitato a monte dal trattino e ovviamente da tutta una serie di iniziative di comunicazione (spot, forza vendite ecc.) che "educano" alla corretta pronuncia del nome di questa nuova auto.

giovedì 11 gennaio 2018

M di Michele Santoro: personalizzazione del talkshow ai massimi livelli

Stasera c'era la prima puntata di M di Michele Santoro. Non l'ho guardata ma ho visto varie volte gli spot promozionali che annunciavano il ritorno su Rai 3 del giornalista. Quello che colpisce una persona che si interessa di nomi (e anche le trasmissioni TV richiedono sempre nuovi naming) è la personalizzazione massima data dal nome M, l'iniziale di Michele. Colpisce anche che ci si basi sul nome e non sul cognome, anche perché in fin dei conti mi pare che a Santoro ci si riferisca soprattutto citando il cognome. Lo show avrà durata limitata, sono state annunciate quattro puntate per ora. Altro fattore che colpisce è la volontà di promuovere il brand del conduttore in questione come una firma iconica. Ci si chiede se un naming così nasce appunto da questa precisa strategia o anche, più banalmente, dalla necessità di trovare in tutta fretta un nome per una trasmissione dalla vita breve sulla quale si ripongono però molte aspettative di audience.

venerdì 29 dicembre 2017

Il nome del toast di strada

Lo street food tira che è un piacere, si sa. E nell'offerta composita di quanto si può mangiare lungo una strada non poteva mancare il toast. A dir quello che è, dopo le catene di hamburger o kebab mancava il toast che come tipologia di alimento che si presta a costruire attorno a sé un concept di offerta e quindi di comunicazione. Le catene che si affacciano sul panorama non stanno dimenticando il naming e nomi come Tosto, Capatoast, Streetoast o Toast-it danno l'impressione di aver giocato una carta rilevante del proprio marketing mix sin dal naming. Certo tutte sembrano soffermarsi a giocare attorno alla parola "toast". Tale scelta, come sappiamo, è dal principio una opzione efficace per comunicare precisamente e simpaticamente l'offerta in un panorama assai variegato. Nel lungo periodo, nel caso di estensione dell'offerta, potrebbe rivelarsi un limite. Ma è anche vero che siamo appena agli inizi e vedremo se qualcuno oserà qualcosa di diverso e fuori dal coro.

martedì 12 dicembre 2017

Engie, un nome nuovo per l'energia

Vi sarà capitato di ascoltare lo spot di Engie magari. E vi sarà capitato di leggere da qualche parte, anni fa, il nome GDF Suez. Il renaming di GDF Suez in Engie risale alla primavera dal 2015, secondo la pagina Wikipedia. Oggi Engie è un'azienda francese attiva nel settore della produzione e distribuzione di energia elettrica, nel settore del gas naturale e dell'energia rinnovabile. Si tratta di un'azienda prominente e allora tanto vale analizzarne il nome che da poco più di un paio d'anni porta. "Engie" ha più valenze: personalizza e ricorda il nome proprio "Angie" (come la canzone dei Rolling Stones), richiama il mondo dell'energia, visto che tra "Engie" e "Energy" c'è una sostanziale prossimità fonica e infine richiama curiosamente il mondo delle macchine e dell'ingegneria ("engine" è il motore in inglese, in francese perde la "e" finale e diventa "engin"). Engie allora appare come un nome ben ponderato, breve e luminoso con quelle "e" all'inizio e alla fine che lo avvicinano molto al mondo della rete e che assumono anche, secondo i principi del fonosimbolismo, valenze di velocità e prontezza coerenti con il settore d'attività dell'azienda.

martedì 21 novembre 2017

Ancora sul titolare i libri, da Paul Auster a Clara Sánchez

Ogni editore, editor e qualsiasi persona dentro l'editoria sa quale importanza riveste un titolo. A volte il titolo arriva presto, a volte come ultima cosa in un processo affrettato e concitato. Un titolo di un libro è a tutti gli effetti il naming di quel prodotto. Già è capitato di parlare di titoli come naming, anche in ambito giornalistico. Restando alle librerie, di mattoni o virtuali, fa impressione ad esempio la sequenza di titoli di Clara Sánchez, autrice di romanzi di successo: Il profumo delle foglie di limone, La meraviglia degli anni imperfetti, Le mille luci del mattino, La voce invisibile del vento, Lo stupore di una notte di luce, La forza imprevedibile delle parole. Sono titoli sostanzialmente identici nella struttura, fa davvero impressione e direi che è una configurazione quasi terribile. Sembra non ci sia scampo e ogni nuovo libro dell'autrice debba ricalcare questa struttura, che poi è analoga al titolo del best-seller di Paolo Giordano La solitudine dei numeri primi. Nel panorama si stacca il nuovo 4 3 2 1 di Paul Auster, il quale non fa nulla di rivoluzionario, ma ricorre a un espediente ben noto a chi si occupa di naming, vale a dire il naming numerico puro. Spesso numeri appaiono nei titoli, pensiamo ad esempio a Divertimento 1889 di Guido Morselli. Il titolo del recente libro di Auster però è puramente numerico e ci parla della struttura del libro in modo semplice e iconico. Inoltre è un titolo che non necessita di traduzione. L'identità del romanzo si presenta così, almeno in due elementi essenziali della copertina, identica a prescindere dal paese di pubblicazione.

martedì 14 novembre 2017

Spark, il social network di Amazon

C'era da aspettarselo che il protagonista indiscusso dello shopping online facesse un passo nel social networking, dal momento che le esperienze di condivisione e consumo sono nella realtà e nell'immaginazione così ravvicinate, contigue e quasi promiscue. Nasce così Amazon Spark, una sezione della sua app che invita gli utenti a fare quello che fanno già in altri social, cioè pubblicare e a guardare foto e video, con le immagini che diventano un punto di partenza per fare acquisti nel negozio online del gigante dell'ecommerce. La piccola grande differenza è che Amazon intende internalizzare questi comportamenti di condivisione. Dal punto di vista dell'ispirazione, il social a cui guarda Spark sono necessariamente quelli più visivi, vale a dire Instagram e Pinterest. Le possibilità di raccolta dati e di business intelligence di Amazon sono, come noto, davvero vaste. 

Il nome di questo social è curioso perché pone un'unica vocale, la A di Amazon, al centro. Sappiamo che "spark" per il Cambridge Dictionary è "a very small piece of fire that flies out from something that is burning, or one that is made by rubbing two hard things together, or a flash of light made by electricity". Chiaro è l'intento di optare per un nome che dica la viralità delle azioni di condivisione e acquisto in Rete.

giovedì 2 novembre 2017

Cuadro di Novi: licenze d'ortografia che fanno apparire spagnolo il cioccolato italiano "antisvizzero"

Dare un nome alla cioccolata non è facile. Eppure i Baci Perugina furono una grande innovazione anche dal punto di vista del naming. In questa branca del settore dolciario pare che l'innovazione nell'ambito del naming, soprattutto laddove si cerca di far percepire una qualità artigianale del prodotto, non sia un assillo per le aziende del settore. È un peccato, perché quello della cioccolata è un settore divertente e si presterebbe a qualche spinta eterodossa. Una piccola eccezione, anche se tenuta abbastanza a bada nel packaging e nel lettering, è la "violenza ortografica" compiuta da Novi nel naming dei cioccolatini quadrati a strati, i "cremini" per capirsi. Il naming che ne risulta è curioso. È nota infatti la storica copy strategy di Novi "Svizzero? No, Novi", tutta giocata sull'italianità della cioccolata, sulla competizione con la vicina Svizzera e ovviamente sulla ripetizione di "No, No-". Con il naming Cuadro Novi fa una rapida incursione in Spagna ("cuadro" infatti in spagnolo è il "quadro"), riferendosi alla forma del prodotto. Il nome tra l'altro conferma una tendenza ampiamente diffusa nel settore alimentare a ispirarsi alle forme dei prodotti per le denominazioni commerciali.

mercoledì 25 ottobre 2017

I giocattoli Arcofalc e un vecchio spot con la traduzione simultanea del naming

Quando si dice un flash. Mi è venuta in mente la Arcofalc, un'azienda di giocattoli molto in voga quand'ero bambino. Ho cercato degli spot pubblicitari della Arcofalc (che forse ora non esiste più, almeno così sembra da una rapida ricerca in rete). Mi sono imbattuto su questo del calcetto. Io scrivo "calcetto", ma guardate lo spot e sentite come il narratore scandisce il naming "Football Arcofalc", ricordando che si tratta di quello che comunemente un tempo si chiamava "calcetto" (e che oggi forse si ritorna a chiamare calcetto, o calcio balilla o biliardino). Fa sicuramente impressione questa accuratezza nella traduzione del naming, un naming assai generico fra l'altro. Certo, fa impressione molto altro, compreso il personaggio adulto che apre lo spot (dopo aver appoggiato la pipa!). Ad ogni modo ho trovato curiosa e interessante questa rara accuratezza di traduzione del naming del prodotto. Oggi in tivù non si traducono nemmeno espressioni più rare provenienti dall'inglese e viene da chiedersi cosa pensino certe persone anziane che l'inglese proprio non lo masticano e che tuttavia restano tra i principali fruitori del mezzo televisivo. La massa di ciò che si dà per scontato cresce di anno in anno a dismisura.



lunedì 16 ottobre 2017

Il naming di Kia Stonic

The name 'Stonic' combines 'Speedy' and 'Tonic,' which refers to the first and last note in the musical scale," si legge in rete su "Autoblog". "Thus, 'Stonic' suggests that the vehicle is agile and offers something new and fresh in the compact SUV segment". Insomma un naming che suggerisce agilità e freschezza nel segmento dove va a collocarsi. Di certo ricorda anche "stone", cioè qualcosa di inerte. E il finale in -nic di certo qualche rinvio a Scenic di Renault sembra offrirlo, non fosse altro per lo stesso numero di lettere del nome e la lettera iniziale. (D'accordo, Scenic e Stonic non sono auto in concorrenza.) Sempre "Autoblog" ricorda la vicinanza con Chevrolet Sonic. Naming eccentrico e stravagante, dunque, come capita spesso con le auto coreane le quali, sempre più, si fanno largo anche in Europa.

lunedì 2 ottobre 2017

Kinder Cards come interessante caso di ibridazione nel naming

Curioso come la generazione dei nativi digitali riscopra la carta... nelle carte. Siano queste carte dei Pokemon, Yu-Gi-Oh o Vanguard, non è difficile trovarli all'entrata delle scuole mentre maneggiano questi mazzi. E viene da pensare che sia questo il trend focalizzato da Kinder nel nominare un nuovo prodotto, il "foglio" di biscotto, sempre a base di latte e cioccolato, che assomiglia da vicino a una carta da collezione: Kinder Cards. Il naming è interessante per almeno un paio di ragioni: da un lato richiama il più volte ricordato mondo dei nomi alimentari che si rifanno al design del prodotto e dall'altro ibrida due universi, quello ludico del divertimento con quello alimentare. Da un punto di vista fonetico fa sicuramente gioco il finale dentale in -ds e anche la lettera "r" centrale consente associazioni positive con la sfera del gusto e della croccantezza. Da un punto di vista di struttura nominale, a livello fonetico, Kinder Cards si presenta con un nome doppiamente occlusivo velare sordo (Ki- Ca-).

martedì 26 settembre 2017

Valutazioni in ottica SEO per il naming dei prodotti continuativi

Prendiamo ad esempio una scarpa o un qualsiasi dispositivo elettronico. Molto spesso il marketing si è trovato davanti all'interrogativo (un vero e proprio bivio): cambiare il nome o continuare in scia quando si lancia sul mercato una prosecuzione e continuazione di un determinato prodotto. Oppure pensiamo all'universo dei detersivi, che è un campionario ricco di piccole variazioni su un nome storico, variazioni che spesso sanciscono i tanti passi in avanti di un prodotto consolidato. Ad arricchire il panorama di queste riflessioni circa l'opportunità di cambiare nome o continuare con "variazioni sul tema" oggi si affacciano nuove considerazioni che si possono fare in ottica SEO (Search Engine Optimization). Sappiamo tutti quanto difficile e strategico sia arrivare a mantenere determinate posizioni sui motori di ricerca e sappiamo anche quanto sia determinante l'anzianità sul web, la coerenza di contenuti, la stabilità di certe denominazioni e stringhe per la cosiddetta SERP. In questo scenario e data la rilevanza della vendita online, si può credere che sempre più si mostri come opzione preferibile quella del mantenimento di un nome per nuove generazioni dello stesso prodotto, soprattutto quando questo è già ottimamente posizionato sui motori. Questa almeno è una riflessione che mi viene da fare. Ma naturalmente possono arrivare sonore smentite dai professionisti della SEO.